Porta Garibaldi

museo

Porta Palermo o Porta Garibaldi

Ubicazione: Via Granfonte

Anno di costruzione: 1624

 

Notizie storiche

Il Principe per proteggere i propri sudditi dalle rappresaglie idi estranei e per difendere dalla peste scoppiata in Sicilia il borgo che aveva fondato, aveva fatto costruire una cinta muraria che lo delimitava con quattro porte d’accesso: Porta Crocifisso ad est, Porta S. Rocco ad ovest, Porta S. Filippo o “Pipituna” a nord (così chiamata per la presenza di due alti pilastri) e Porta Palermo a sud, sulla strada che da Enna portava a Leonforte. Di queste porte, le prime tre furono eliminate tra il 1875 e il 1877; la Porta Palermo, invece, continua a resistere alla inclemenza del tempo e degli uomini e dopo il passaggio di Garibaldi avvenuto il 15 agosto 1862, ha assunto l’odierna denominazione di Porta Garibaldi.

Descrizione

Di stile classicheggiante, fu costruita da maestranze locali. E’ una porta ad arco a tutto sesto affiancata dalla porta d’ingresso dell’Orto BOtanico, con conci squadrati e trabeazione classica. Termina in alto con due merli a coda di rondine, di cui uno è andato perduto. La porta si affacciava sul “Piano S. Cristoforo” o “Piazza Sottana” delimitata dalla chiesa della Madonna del Carmelo e dalla Granfonte che ne chiudeva la cornice prospettica e che presentava altre due fontane dove poter attingere l’acqua.
Queste fontane sono scomparse forse perché travolte e distrutte dal catastrofico alluvione del 1740 o del 1809. Oggi la piazza risulta molto modificata ed assomiglia più ad una via, essendo stato lo slargo inesorabilmente assorbito dalle case.

Nel 1989 fu avviata un’opera di radicale risanamento del quartiere protrattasi fino al 1993. In quella occasione, diverse Amministrazioni si avvalsero di un progetto redatto dall’architetto leonfortese Mario Pisciotta il quale, sulla scorta delle notizie storiche disponibili, fece anche il tentativo, ribassando la quota stradale, di ricostruire il piano della “Piazza Sottana”.

Interventi

Restaurata nel 1796, anno in cui vi fu apposta una lapide che con molta probabilità è andata distrutta a seguito di una scossa tellurica. Più recentemente si è tentato di consolidare la trabeazione, ma senza ricavame risultati apprezzabili.

 

 

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