Ultima modifica: 3 Febbraio 2016

Granfonte

Fontana

Granfonte

Ubicazione: Via Granfonte

Anno di costruzione: 1652

 

Notizie storiche

Fatta costruire dal principe N. Placido Branciforti sui resti di una antica fontana araba chiamata “Fonte di Tavi”, costituiva il luogo abituale di riunione della popolazione e, con le sue ventiquattro cannelle, anche l’abbeveratoio pubblico.
La sua acqua alimentava anche le numerose fontane dell’Orto Botanico. Sembra che il suo disegno architettonico richiami un’analoga fontana che si troverebbe ad Amsterdam, in Olanda. Più verosimilmente l’opera, attribuibile all’architetto palermitano M. Smiriglio, si rifà alle numerose creazioni di artisti fiamminghi allora molto diffuse in Sicilia.

Descrizione

Questa maestosa fontana monumentale è di stile barocco; ha forma simmetrica e presenta una lunghezza di 24.60 metri, una profondità di 2.55 metri, 22 arcatelle aperte a tutto sesto che lasciano intravvedere il paesaggio agreste sottostante.
Da 24 cannelle di bronzo ogni giorno, tranne il Venerdì Santo in segno di lutto per la morte del Cristo, sgorga ininterrottamente limpidissima acqua che si raccoglie nella sottostante vasca rettangolare. Il prospetto con tre alzate timpanate decorate con bassorilievi è raccordato ai lati con due volute.
Monumento emblematico e significativo, “a brivatura” rappresenta la memoria storica e il cuore stesso della Città. Non c’è casa di leonfortese che non ne custodisca una riproduzione come a voler riaffermare un’insopprimibile continuità con le proprie radici.

Interventi

Nel 1910 furono messe in opera le lastre di pietra lavica lungo la vasca per dare la possibilità di attingere più facilmente l’acqua; nel 1983è stato consolidato il prospetto posteriore; ad intervalli non troppo lunghi vengono programmati interventi di manutenzione e pulizia.

 

Curiosità

A ridosso della Granfonte, un canale delle acque di scolo della fontana assume la forma di lavatoio utilizzato a tale scopo fino alla metà del ‘900. Qui, entrando dalla attigua Porta Garibaldi, accorrevano le massaie che in tal modo avevano a disposizione acqua corrente in abbondanza, solidi “pilieri” di pietra e massi sui quali fare asciugare al sole gli indumenti.

 

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